Passi……di danza


29 – 06 – 2009

“L’arte si proietta nella vita degli uomini,

si evolve nei sogni e a volte solidifica,

diventando architettura”.

Paolo Marzano

louvre

Un chiarore soffuso, tagliato da mille, strette, linee di luce diretta, ombre che si alternano alle linee, in un onirico azzurro. Una volta “stellata” anche di giorno, proietta su tutti i piani le sue geometrie astrali che frammentano in infiniti disegni e riflessi l’intorno. Schegge di bianco che cadono staticamente sui volumi come grandine immateriale, sfiorando e lambendo i corpi, mentre bagliori argentei e ondulanti salgono dall’acqua in movimento e si sovrappongono. I volumi si duplicano in mille immagini, tra reale e speculare, creando un magico gioco di riflessioni e moltiplicazioni. L’etere è percorso da un sottofondo lieve, appena percepibile ma costante, perenne rumore del mare che è fuori e che è dentro, intorno. Il caldo, che aldilà brucia la sabbia e i colori e sa di sale, qui è attenuato, addolcito. Una enorme bassa volta traslucida rifrange e riflette gran parte dei raggi diretti senza impedire al vento di attraversare tutti gli spazi aperti. E’ un Museo e qui, esposta come visione rivelata, è l’Arte. Essa è davanti agli occhi e sembra staccarsi dai supporti, materializzarsi per perdersi nei riflessi dell’atmosfera di sogno che avvolge i sensi, che vola nell’aria come sublimate gocce di dolci memorie, in una silenziosa danza senza parole.

louvrealto

louvre cupola

Saranno queste le sensazioni che riceverà il visitatore del nuovo Louvre di Abu Dhabi ? Il centro museale da il via al processo di urbanizzazione dell’isola di Saadiyat negli Emirati Arabi, Golfo Persico. Un luogo lontano dal nostro punto di vista. L’entroterra del paese è occupato quasi tutto dal deserto. La fascia costiera è delineata da saline. La maggior parte degli Emirati è arido e privo di vegetazione. Da maggio a settembre c’ è molta umidità e ad Abu Dhabi e Dubai la temperatura di giorno si aggira intorno a 40 ºC. E’ dalla conoscenza di questo clima aspro e arido che scaturisce la ricerca di un sistema strutturale in grado di offrire dei validi apporti al miglioramento della vivibilità di questo ambito di nuova realizzazione. In questo caso l’istanza primaria della ricerca è il comfort psicrometrico, una condicio sine qua, tutti gli sforzi non avrebbero senso. La cupola ha dunque il compito di creare un microclima che migliori le caratteristiche ostili all’antropizzazione del territorio. Certo il Nuovo Louvre è una situazione che molto più di altre, presenta difficoltà e problemi da risolvere. Un compito più arduo di altri che però ha stimolato la ricerca di soluzioni tecnologiche inedite e per alcuni aspetti sostenibili. Una ricerca che, per avanzare, ha la necessità, come nel trucco del giocatore di scacchi di Benjamin, di modificare le regole del gioco, ovvero una ridiscussione dei codici di relazione tra la materia-architettura e l’ambiente territorio

“La ritrovata Neue sachlichkeit (Nuova oggettività) dell’abitare, appunto, ipotizza un processo di crescita diverso, più responsabile per creare un linguaggio architettonico più ricco e più capace di soddisfare le esigenze comportamentali dell’individuo.
..Un orizzonte è stato indicato dalla sostenibilità ambientale e la natura stessa indicherà di quali e di quanti strumenti potremo disporre, a noi tocca, perciò, affinare la sensibilità per poter procedere a costruire nuove visioni, per quella che appare essere, l’architetturazione del paesaggio urbano prossimo a venire” (1)

Queste ridiscussioni e nuovi codici di relazioni ed espressione sono evidenti e frequenti nell’arte, soprattutto nelle arti figurative o musicali, abbastanza frequenti nella ricerca progettuale architettonica. Diversamente incline ai mutamenti e poco elastico è invece il rapporto città-territorio-individui. Lo dimostra il fatto che per sentirci liberi di ricercare e creare un nuovo rapporto preferiamo rapportarci con territori liberi, non antropizzati, senza storia, come nel caso del nuovo Louvre. L’intervento nelle città consolidate è ancora più complesso, più rischioso.
E’ proprio questa la partita più ardua, ricca di contenuti, quindi impegnativa. La città non è fatta di superfici libere, lisce, semplici caselle bianche e nere. Le mosse non possono e non devono essere codificate, rigide, decise su uno schermo di un software grafico 3d. Non ci sono strategie efficaci a priori. Nel reale non ci sono solo strade, volumi, piazze. Nel reale ci sono le sensibilità degli individui che fruiscono di quegli ambiti urbani e che nel caso della piazza della Libertà di Salerno, stanno evidenziando quanto il salto tra disegno e materia necessiti dell’incontro con chi quegli spazi li vive. Elasticità, flessibilità, permeabilità, libere visuali e prospettive, liberi attraversamenti. Sembra che sia questo l’urlo urbano delle nuove esigenze che emerge dall’improvviso risveglio di coscienze finora sopite, narcotizzate dall’incessante, vorticosa, corsa verso il nulla dell’attuale. Un urlo che rompe la scacchiera quadrettata e precostituita di cardi, decumani, crescent e assi viari per cercare percorsi alternativi che tra un passo e l’altro lascino la possibilità dell’improvvisazione, l’arbitrio della scelta incondizionata. Un urlo sensibile, udibile, visibile, che emerge dall’ombra silenziosa e si oppone all’indifferenza. Dopo le illusioni delle utopie, dopo l’esperienza necessaria ed inevitabile delle eterotopie che ci hanno estraniato, differito in luoghi altri, appare essere in atto uno spontaneo tentativo di recupero della corporeità, della sua topia foucaultiana, ed il rapporto di essa con il territorio.

Costruire nuovi scenari reali ma che intendono prendere forma dall’essenza incorporea dei sogni, una mediazione fantastica, un ossimoro progettuale dal cui contrasto far scintillare vivi fuochi creativi ma lievi ed emozionanti come i volteggi di una ballerina di Degas, o la ricerca di colore e movimento di Delacroix. Liberi movimenti nello spazio, movimenti che lasciano tracce, segni, da materializzare e solidificare, senza condizionamenti, preclassificazioni, inquadramenti, categorizzazioni. Per dare corpo e vita ad un desiderio di spazio, dobbiamo saper concretizzare una luce, un impeto, dare materia ad un riflesso, materializzare un’impronta senza classificarla se sia di un gatto, di una tigre, di una mantide, o di Kali. Dobbiamo saper sentire quell’impronta, quel segno, senza farci ingannare dalle morfologie di sovraesposizione o da marziali figure. Questo è uscire dagli spazi quadrettati.

Se nel Louvre di Abu Dhabi l’atmosfera viene ricreata direttamente da immagini oniriche, nel lungomare di Rimini il sogno diviene quello cinematografico.

dunarimini

Probabilmente l’affermazione deleuziana che la nostra realtà è letteralmente un universo cinematografico, fatto di immagini o che all’inverso, il cinema è la realtà, diviene il principio informativo dell’ispirazione progettuale. Le sequenze di movimento-immagine da un primo ri-produrre, sono utilizzate per produrre realtà-materia. Il fotogramma cinematografico si astrae dalla determinazione del tempo scelto e ad esso legato per entrare nel presente quotidiano. Per il progetto Rimini ricompaiono i fantastici, cromaticamente saturi, luminosi, nouvelliani renderings impressionisti. La evidente realtà di ciò che appare non può più bastare per costruire, per poter guardare avanti dobbiamo oltrepassare l’orizzonte visuale ed arrivare così a vedere un meglio possibile altrimenti irraggiungibile.Con il rischio certo di commettere qualche imprecisione, qualche errore di valutazione: “Ad esempio la non piena compatibilità del progetto con le pianificazioni urbanistiche, il riequilibrio economico della proposta e la riduzione del carico urbanistico”. Errori che, con processi di revisione, ricerche, integrazioni, devono essere mano a mano ricontrollati ed eliminati, ma che non devono assolutamente frenare o fermare il processo creativo che deve continuare a fluire senza interruzioni. I sogni non vanno interrotti altrimenti rischiamo di rimanere senza epilogo.

“lI passo di danza a cui aspira il movimento del pensiero è il sogno dell’avvenire, ricerca inesausta di senso, sforzo ininterrotto teso a dare un nome alle cose” (2)

rimini luce

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Nelle immagini:

Louvre di Abu Dhabi – Abu Dhabi – Emirati Arabi

Progetto lungomare di Rimini – Rimini – Italia

Note:
1) “L’architetturazione del paesaggio contemporaneo – Richiami di Neue sachlichkeit (Nuove oggettività) dell’urbano a venire” – Paolo Marzano – In: 5 edifici ecocompatibili progettati dall’architetto Andrea Giunti – De Luca Editori d’Arte. 2007

2) “Ai confini dello sguardo. Salvare l’emozione estetica – Camminarsi dentro” – Gabriele De Ritis http://www.gabrielederitis.it/?page_id=1591
Bibliografia di riferimento :

– Il tempo della trasformazione. Corpi territori e tecnologie. -Tiziana Villani – Manifesto libri – Anno 2006

– Il silenzio e le parole. Il pensiero nel tempo della crisi– Franco Rella – Saggi Universale Economica Feltrinelli 2001

– Cinema, tempo e soggetto. Il sublime kantiano secondo Deleuze – Damiano Cantone – Mimesis Edizioni – 2008

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Informazioni su Paola D'Arpino

Architetto Laureata alla I Facoltà di ARCHITETTURA "L.Quaroni" dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma nel 2005, V.O. indirizzo STRUTTURALE. Tesi "Progetto di Parco Pubblico Urbano ed Impianti Sportivi nell'area della stazione Prenestina di Roma". ( relatori : prof arch. Lucio Valerio Barbera, prof arch. Fabio Di Carlo). Ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione nel 2006. Svolge l'attività di Architetto libero professionista dal 2007, fondando lo Studio D'Arpino. Ha partecipato a seminari, workshop, master e concorsi di progettazione, tra cui "Master in progettazione di Impianti Sportivi" presso La Sapienza & partners, 2010. Nel 2005 ha preso parte a Firenze alla mostra " Script Terragni Futuro " "Spot on Schools", nel 2006 ha esposto alla mostra "Terragni Futuro" presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Roma. Nel 2011 e 2010 ha curato mostre fotografiche svoltesi nell'ambito della Settimana della Cultura. Nel giugno 2011 ha esposto i suoi progetti alla “Mostra tesi di laurea” – Frosinone “Villa Comunale” – Ordine degli Architetti della Provincia di Frosinone – Dipartimento Cultura L' attività del suo Studio Professionale si svolge nei settori de : Restauro e ristrutturazioni di edifici storici, impianti sportivi, edilizia pubblica e privata, residenziale e commerciale, progettazione e sviluppo di sistemi per la sostenibilità ed in particolare di impianti fotovoltaici . Dal 2012 è iscritta all'Albo dei Consulenti Tecnici di Ufficio (CTU) del Tribunale di Frosinone. Agli aspetti progettuali e alle pratiche del web grafic-visual design, ha sempre unito una costante ricerca bibliografica, teorica e critica, una attenzione particolare all'Arte, allo studio dell'Interazione Città-Uomo-Ambiente e alle connessioni tra comunicazione, aspetti sociali ed ambiti urbani. Ha pubblicato articoli, scritti e progetti, legati anche al suo territorio.E' presidente dell'Associazione Xenia, che da circa 15 anni si occupa di cultura e turismo culturale nella provincia di Frosinone.
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