La Ciociaria da terra di emigranti a terra di immigrati


E’ un ricordo dei racconti di anziani nonni che neanche ci sono più ormai il fenomeno emigrazione dalle terre ciociare. Fino agli anni sessanta in ogni famiglia, gli uomini in età da lavoro erano costretti ad emigrare in Venezuela, in Canada, in Argentina pur di dare sostentamento alle proprie famiglie.

Ma non era semplice, bisognava superare una serie di controlli preventivi. Ad esempio in Canada o negli Stato Uniti si poteva andare solo dopo una serie di controlli medici e  giuridici che coinvolgevano anche i familiari fino ai gradi di parentela più lontani e se si aveva ad es. un cugino “poco di buono” non c’era niente da fare, niente partenza. All’approdo ad Ellis Island c’era il secondo e più severo controllo. Chi superava le procedure burocratiche riusciva a mettere piede a  Manhattan con la possibilità di poter ricominciare  una vita quasi da zero. Non era facile, i lavori a disposizione erano i più duri, non era possibile scegliere e bisognava adattarsi a ciò che veniva offerto : giornate nelle Farm (fabbriche), cantieri, strade, il tutto con un clima molto più rigido di quello mediterraneo a cui doversi adattare. Ma almeno i nostri nonni non hanno dovuto viaggiare da clandestini in barche arrugginite, non hanno rischiato di affogare con tutti in compagni di viaggio, non hanno dovuto pagare uno scafista. La vita nel suolo straniero è stata certo, inizialmente, di serie b, ma le case in affitto si trovavano facilmente a prezzi onesti, con pochi dollari si riusciva a condividere un miniappartamento con un connazionale o due. Intere parti di città si sono sviluppate con i quartieri esclusivamente  italiani che hanno visto nascere prime tra tutte le panetterie, le pizzerie, le sartorie e cosi via. Molti uomini lasciavano figli e moglie in Italia e tornavano una o al massimo due volte l’anno, in genere a Natale. Davanti la fiamma di un camino avveniva la cerimonia di apertura di quelle magiche valigie che avevano attraversato l’oceano e da cui, come dal cilindro di un illusionista, emergevano una mezza dozzina di cappotti, dozzine di camicie, due o tre pellicce di lapin, scatole di thè e cioccolata a iosa. Ora la clessidera del tempo ha capovolto i rapporti, la Ciociaria come tutto il territorio italiano è diventato terra di immigrazione incontrollata, sfruttata, abusata.  I centri storici dei nostri borghi medievali, ormai spopolati e disabitati da anni sono stati ripopolati in ordine di arrivo da

marocchini, tunisini,  albanesi, rumeni, cinesi. Gli alloggi vuoti sono stati  riempiti ed affittati a prezzi esorbitanti e con alto indice di affollamento, con una rendita netta tripla, quadrupla, rispetto agli affitti normali.

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Una risposta a La Ciociaria da terra di emigranti a terra di immigrati

  1. gio ha detto:

    Il livello “sociale” raggiunto dai nostri emigranti in America e altre terre veniva poi “premiato ed atestato” da ciò che costituiva il grande orgoglio e soddisfazione dei nostri lavoratori : la “cecca”, (ciociarizzazione di check : assegno), ovvero la generosa pensione in dollari che puntualmente arrivava ai lavoratori a riposo che erano rietrati in Italia a trascorrere la vecchiaia.

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