3 GIORNI ALL’OSPEDALE DI FROSINONE DURANTE L’EMERGENZA NEVE


Un nostro lettore ci ha inviato con mail firmata, il racconto dei suoi 3 giorni all’ospedale Spaziani di Frosinone in pieno periodo di emergenza neve. Ringraziamo il nostro lettore e pubblichiamo.

Cara redazione di Culturafrusinate, per motivi ovviamente di salute , sono stato costretto al ricovero in ospedale proprio nei giorni di piena emergenza neve della nostra provincia. E’ stato un modo per conoscere una realtà che, se non la tocchi con mano, non puoi immaginarla e per questo voglio informarne i lettori.

Il nuovo ospedale di Frosinone è davvero bello, i suoi colori caldi ed allegri della facciata e l’accogliente Hall con la copertura parzialmene vetrata e la vista dell’ascensore che va su e giù, il desk informazioni curvilineo, tutto l’insieme ti fa sembrare di essere arrivato in un hotel a tante stelle, facendoti dimenticare per qualche istante che invece sei arrivato in un luogo dove regnano dolore e sofferenza.
Anche l’accoglienza di infermieri e medici, professionali, gentili e sorridenti, rende tutto meno pesante.
Poi purtroppo passi al pronto soccorso e fatichi a capire, ciò che vedi in quel momento stride fortemente con il bello, accogliente e perfetto percepito fino a qualche istante prima. Decine e decine di barelle con altrettanti sventurati e sventurate allungativi sopra, persone doloranti, che si lamentano per la sofferenza e la lunga attesa a cui sono costretti da ore, alcuni da più di 24 ore. Senza la fondamentale celerità che dovrebbe avere un “pronto” soccorso, senza poter avere accanto qualcuno che li assista, senza la dovuta privacy, senza poter avere con se le proprie cose indispensabili.

Parenti spazientiti che perdono la calma e finiscono con lo scaricarla su medici e personale ospedaliero. Personale organizzativo alla continua, affannosa e disperata ricerca di posti liberi nei vari reparti dove sistemare almeno qualcuno dei pazienti più gravi che stazionano in quei corridoi da troppo tempo.

Tutto sembra irreale ed impossibile per essere vero ma invece è cosi. Penso che sia a causa delle neve ma qualcuno subito mi spiega che invece il pronto soccorso è quasi sempre in queste condizioni ed in questi giorni la situazione è solo ulteriormente più critica fino all’inverosimile. La carenza di posti letto è un gravissimo problema che sussiste ormai da molti mesi e con il passare del tempo diventa sempre peggio.

Percorrendo i corridoi sento brani di conversazione, un dipendente arriva quasi di corsa e un po alterato, qualcuno gli fa notare il ritardo e lui spiega che ha impiegato oltre mezz’ora per trovare posto all’auto. A quanto pare non c’è un area parcheggio riservata ai dipendenti e tutte le altre aree sono accupate dalle auto di pazienti, parenti, o inaccessibili per la neve che non è stata sgomberata. Passo oltre. Qualcuno racconta dell’auto di una dottoressa che dopo affannose ricerche aveva parcheggiato l’automobile nei pressi di un edificio dal quale poco dopo era caduta una sorta di slavina e parte del cornicione sfondando il cofano della macchina.

Nei due giorni e notti seguenti ho visto il numero delle barelle e pazienti allineati lungo i corridoi salire ulteriormente e cosi il livello di tensione di tutto il personale costretto a lavorare in situazioni insostenibili anche perchè, a quanto sento, al già insufficiente numero di medici ed infermieri a coprire tutti i turni si agiiunge l’aggravante che parte dei dipendenti soprattutto quelli residenti nei paesi limitrofi non riescono a raggiungere l’ospedale per via delle strade ingombre dalla neve e non percorribili.

Stessa sorte per molti parenti dei ricoverati impossibilitati a raggiungerli, portare loro aiuto a quelli più gravi, o semplicemente biancheria pulita o conforto  a quelli meno gravi.

Disagi anche per il vitto dei malati che è arrivato anche con ore di ritardo e non adeguato alla dieta delle varie patologie. Per curiosità ho letto l’etichetta sulle confezioni dei pasti cotti e sigillati: Pomezia se non ricordo male, o comunque un paese della provincia di Roma ! Perchè così lontano ? Non sarebbe meglio se i cibi venissero preparati in un sito più vicino ? Le minestre non arriverebbero con la pasta ormai ridotta a poltiglia dal lungo tempo trascorso dalla cottura alla consegna, ed in casi come questo di neve sarebbe certamente più facile. Disagi e ritardi anche per le consegne di materiali vari, biancheria e medicinali.

Questo è parte di ciò che ho potuto vedere e che vi racconto grazie a Culturafrusinate

A. R.

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