Generazione …. VOUCHER : ….perchè la realtà è molto peggio di quel che si dice.


disoccupatiCi è arrivata questa e-mail con richiesta di pubblicazione : un padre accompagna suo figlio ad una convocazione per un “lavoro” in provincia di Frosinone e ci racconta …Noi, vista la gentile richiesta, pubblichiamo.

(A. Bianchi)

“Sono un padre residente nella provincia di frosinone, ho un giovane figlio e lo sto sostenendo, da tre anni a questa parte, nella ricerca di un lavoro che gli dia la possibilità di mantenersi, da uomo, da individuo autonomo. Qualche giorno fa ha ricevuto la telefonata di convocazione per un colloquio in una grande organizzazione nata da qualche anno a ridosso della nostra provincia. Decido di accompagnare mio figlio sia perchè

voucher copy

lui non ha una sua macchina, nè i soldi per la benzina, sia perchè, a vedere certe realtà …è meglio con quattro occhi, che con due si rischia di finire col pensare di aver avuto solo un incubo e non di aver visto la realtà !  Preciso che inizialmente non riuscivamo neanche a ricordare bene come e da quale richiesta potesse essere scaturita la convocazione, poi tornando indietro con la memoria e le centinaia di curricula inviati, seminati, sparsi e distribuiti, abbiamo ricordato di un cv consegnato in una agenzia interinale …più di un ANNO e MEZZO  FA’ !!!!!  Sul luogo dell’appuntamento, all’ora stabilita, una ventina di giovani e …meno giovani (età media 30 anni circa), che mano mano che arrivano si annunciano ad uno sportello all’ingresso (bloccato da sbarra con passaggio a livello, come l’arrivo delle merci nei magazzini). Dopo 3 quarti d’ora di incomprensibile attesa, si vede una figura avvicinarsi, la sbarra si alza e un uomo corpulento dice ai convenuti di seguirlo, tutti insieme, in gregge. Li vedo allontanarsi, quel gruppetto di pecorelle dietro un severo pastore. Scompaiono dalla mia vista per riapparire dopo più di un’ora circa. Faccio la classica domanda che un padre può fare ad un figlio in questi casi : “bhe ? com’è andata ? Di che si trattava ? Cosa vi hanno offerto ?” La risposta di mio figlio mi ha lasciato davvero con una grande delusione, disillusione, tristezza ed amaro in bocca : “Papà, ci hanno fatto delle domande, ci hanno fatto scrivere delle cose, ma non hanno parlato di nessun contratto, solo di VOUCHER, cioè a chiamata : se e quando gli servi…ti chiamano e ti pagano la giornata che fai”

Mi ha meravigliato che una società cosi grande, con centinaia di addetti,  potesse far ricorso in questo modo massiccio ed indiscriminato ad una forma di utilizzo di forza lavoro cosi libera da impegni per il “datore di lavoro” Ho cercato di informarmi sull’argomento e ho scoperto che molte novità e agevolazioni per i datori sono state introdotte su questo aspetto dell’utilizzo dei Voucher, dalla  Riforma del lavoro L. n. 92/2012, la riforma Fornero per intenderci. Aspetti che sicuramente non sono stati pubblicizzati come altri articoli, ma che si dimostrano di un effetto deleterio soprattutto per i giovani,  più del fatidico articolo 18 (che riguarda chi un lavoro ce l’ha,  quindi non riguarda i disoccupati che continuano a non essere tutelati da nessuno!)

Ora la mia domanda è : Chi impedisce ad un datore di lavoro di far svolgere un compito che dovrebbe in genere essere svolto da un impiegato o operaio fisso invece che a tanti retribuiti ….a Voucher ??? Nessuno  credo, ovvero se l’imprenditore facendo i suoi conti vede che gli conviene chiamare dieci giovani diversi, il lavoro non è più specializzato, diventa accessorio e meno pagato e il gioco è fatto !

Questo è ciò con cui dovrebbero vivere, mantenersi i giovani ? Con la prospettiva di qualche chiamata a stagione ?  Con cosa dovrebbero comprare i pasti….. tra un voucher e l’altro ???? Io non so se i figli della ministro abbiano mai lavorato ..a Voucher..   Una cosa è certa, questo uso indiscriminato dei tagliandi  danneggia da una parte la qualità del lavoro e dei risultati della produzione, dall’altro distrugge le possibilità dei giovani di avere un offerta di lavoro degna di essere chiamata tale. Io non credo che questi aspetti della riforma, tutti rivolti ad agevolare il datore di lavoro e le aziende crei poi maggiore ripresa della crisi economica perchè da una parte rende più “libero” l’imprenditore da impegni ed obblighi ma, dall’altra crea una massa di persone disoccupate, a tempo parziale, a chiamata…a voucher, che non ha denaro, non ha potere di acquisto e quindi nulla si sblocca in questo modo, rimanendo in uno stallo economico che continua a gravare sempre sui più deboli.”

Giovanni S. – Frosinone

Giugno 2013

Alleghiamo alla lettera,  il riferimento legislativo relativo alla “regolamentazione” dell’utilizzo dei Voucher :

Prestazioni occasionali di tipo accessorio (L. n. 92/2012)

Campo di applicazione

Per prestazioni di lavoro accessorio  si intendono quelle attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, limite economico che, da solo, rappresenta condizione di legittimità del ricorso a detta tipologia contrattuale (art. 70, D.Lgs. n. 276/2003, sost. dall’art. 1, co. 32, lett. a), L. 28 giugno 2012, n. 92, a decorrere dal 18 luglio 2012. (Si può definire accessorio un compito solo in base al compenso ? Anche quando deve essere svolto tutti i giorni ma che il datore fa svolgere oggi con un voucher al giovane x, domani al giovane y, e cosi via ?)

Il compenso complessivamente percepito dal prestatore di 5.000 euro è da intendersi come importo netto, pari a 6.666 euro lordi (Lettera circolare del Ministero del lavoro del 22 aprile 2013, n. 7258).

Tale somma è annualmente rivalutata sulla base della variazione annuale dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie, degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.

La Riforma del lavoro (L. n. 92/2012), infatti, ha abrogato il riferimento ai settori di attività che erano tassativamente individuati dalla previgente normativa, nonché alle categorie di prestatori ammessi.

Con la nuova disciplina, il lavoro occasionale di tipo accessorio non è soggetto ad alcuna esclusione, sia di tipo soggettivo che oggettivo, ad eccezione del richiamo esplicito a studenti e pensionati per le attività agricole stagionali e dei soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per le attività agricole svolte a favore dei produttori agricoli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro.

Pertanto, a decorrere dal 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della L. n. 92/2012), con riferimento ai buoni lavoro acquistati a far tempo da tale data, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto (disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part-time, pensionato, studente, percettore di prestazioni a sostegno del reddito), ovviamente nei limiti del compenso economico previsto (Circolare Inps del 29 marzo 2013, n. 49).

In ogni caso, il lavoro accessorio è utilizzabile in relazione a prestazioni rivolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione stessa, senza il tramite di intermediari, con la sola eccezione degli steward delle società calcistiche (D.M. 8 agosto 2007 modif. dal D.M. 24 febbraio 2010).

Il ricorso ai buoni lavoro è, dunque, limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che una impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto e della somministrazione (Circolari Inps n. 88/2009 e n. 17/2010, Circolare del Ministero del lavoro del 18 luglio 2012, n. 18, Circolare del Ministero del lavoro del 18 gennaio 2013, n. 4).

Altresì, per finalità antielusive, il ricorso all’istituto del lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

Imprenditori commerciali e professionisti

Fermo restando il limite complessivo di 5.000 euro nel corso di un anno solare, nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative in oggetto possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anch’essi rivalutati annualmente.

Anche qui l’importo è da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 euro lordi.

Con l’espressione “imprenditore commerciale” si intende qualsiasi soggetto, persona fisica o giuridica, che opera su un determinato mercato, senza che l’aggettivo “commerciale” possa in qualche modo circoscrivere l’attività di impresa alle attività di intermediazione nella circolazione dei beni (Circolare del Ministero del lavoro del 18 gennaio 2013, n. 4, Circolare del Ministero del lavoro del 18 luglio 2012, n. 18, Circolare Inps del 29 marzo 2013, n. 49), con esclusione dell’impresa agricola separatamente disciplinata.

Il limite dei 2.000 euro trova applicazione anche nei confronti dei committenti professionisti, intendendo per tali i soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti e professioni, anche in forma associata (art. 53 co. 1, D.P.R. n. 917/1986).

Il limite trova applicazione nei riguardi sia degli iscritti agli Ordini professionali, anche assicurati presso una Cassa diversa da quella del settore specifico dell’Ordine, sia dei titolari di partita IVA, non iscritti alle Casse, ed assicurati all’Inps presso la gestione separata (art. 2, co. 26, L. n. 335/1995).

Anche l’impresa familiare, a decorrere dal 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della L. n. 92/2012), può ricorrere al lavoro occasionale per lo svolgimento di ogni tipo di attività, con l’osservanza dei soli limiti economici previsti dalla nuova normativa, pari a 2.000 euro annui, rientrando comunque tra i committenti imprenditori commerciali o professionisti.

Peraltro, ai buoni lavoro utilizzati dalla stessa impresa familiare va applicata ora non più la contribuzione previdenziale ordinaria, ma quella pari al 13% da versare alla gestione separata.

In caso di acquisto di buoni lavoro da parte di imprenditori commerciali o liberi professionisti in qualità di committenti privati il limite economico per prestatore è ovviamente pari a 5.000 euro annui (Circolare Inps del 29 marzo 2013, n. 49).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Ambiente, Cultura, Fatti, Frosinone, Home, News e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...