LA VIOLENZA E GLI STUPRI COME PREMIO : maggio ’44 le Marocchinate in Ciociaria


Ricordare il passato per imparare oggi un nuovo rispetto della figura femminile anche nel frusinate.

A volte l’orrore ed il dolore fanno si che la nostra attenzione sia catturata e si concentri sui fatti  violenti, barbaramente  eclatanti,  e finiamo con il tralasciare importanti considerazioni. Così forse ci capita anche quando ricordiamo o leggiamo i fatti relativi alla primavera del 1944 in Ciociaria. Eppure ciò che dovrebbe farci inorridire, oltre alla violenza e alle atrocità dei fatti avvenuti   è che essi non furono compiuti in azioni di guerra, in incursioni strategiche, esse furono ..un premio ! Le bambine, le donne, violentate,  gli uomini che cercarono invano di difenderle, erano, fino al giorno prima, per le  truppe ed i loro comandanti, le persone da salvare dall’occupazione tedesca, il motivo stesso  per cui quei soldati “alleati” erano arrivati in Italia. “Noi aspettavamo gli americani, i liberatori…. invece ci ritrovammo circondati dalle bestie” racconta una delle vittime.

Dal  15 marzo al 18 maggio del 1944 gli alleati bombardarono Cassino e l’abbazia di Montecassino. Il bombardamento fù di una potenza inaudita : 775 aerei, 2.500 tonnellate di bombe, 900 cannoni, 20.000 granate. Dopo aver raso al suolo il monastero il massiccio e pesante bombardamento passò alle cittadine limitrofe.

L’abbazia di Montecassino dopo i bombardamenti

Ma i soli bombardamenti non furono risolutivi, c’era l’enorme ostacolo che non si riusciva a superare : la fatidica linea Gustav, una catena umana, la linea di fortificazione che divideva in due la penisola italiana. A nord della linea vi erano i tedeschi, a sud gli Alleati e si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona  in provincia di Chieti, attraversando Cassino.

Il Gen. Clark, comandante della V armata americana, decise di aggirare la linea nemica incaricando il generale Alphonse Juin comandante del “Corps expeditionnaire Français” (C.E.F.) ,  poichè  avevano una maggiore abilità  al combattimento montano. Il corpo di spedizione francese era composto da circa 110 mila unità : marocchini, algerini, tunisini e senegalesi; essi si chiamavano “Goumiers” perchè erano organizzati in “Goums” ovvero gruppi composti da una settantina di uomini in genere legati da qualche grado di parentela.

linea-gustav

Il 14 maggio 1944 i goumier, attraversando in prossimità dei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell’adiacente Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler. In seguito a questo successo in battaglia  il generale Alphonse Juin ha dato ai suoi soldati le fatidiche cinquanta ore di “libertà” Si racconta di un discorso fatto dal generale ai suoi uomini poco prima dell’attacco decisivo, secondo alcuni il discorso fu anche tradotto in arabo, trascritto su volantini distribuiti a tutti i soldati :

«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete».

Nei giorni che seguirono la battaglia, terminata il 17 maggio con la caduta di Esperia, fu l’inferno immediato, iniziando proprio dalla cittadina più vicina, Esperia, dove circa 3.500 donne, tra gli 8 e gli 85 anni, vennero stuprate, torturate e in molti casi uccise.  Subirono violenza sessuale anche  800 uomini circa, tra cui un prete, Don Alberto Terilli, che morì poco dopo. I parenti e coloro che cercarono  di difendere le donne vennero torturati, impalati, uccisi. La furia bestiale continuò poi in altre cittadine, come   Castro dei VolsciVallemaioSant’ApollinareAusoniaGiuliano di RomaPatricaCeccanoSupinoSan Giorgio a LiriMorolo, Sgurgola, Pico, e nella Provincia di Latina a LenolaCampodimeleSabaudiaSpigno SaturniaFormiaTerracinaSan Felice CirceoSabaudiaRoccagorgaPrivernoMaenza e Sezze. Ragazze e bambine furono ripetutamente violentate,  anche alla presenza dei genitori. E i bambini che nacquero dopo gli stupri ? Carnagione scura olivastra, capelli neri neri e ricci ..tantissimi in Ciociaria nel ’45, tutti i figli delle bambine e donne, stuprate e sopravvissute.

Può mai la violenza essere concessa in premio ? Eppure non parliamo di fatti avvenuti secoli fa o nel medioevo, le violenze alle donne ciociare hanno avuto luogo meno di 70 anni fa. Ma oltre al dolore che ancor oggi possiamo provare, ciò che non ci rende onore è che questo tragico brano della storia d’Italia ed in particolar modo della nostra provincia, non viene ampiamente studiato nelle nostre scuole, anzi viene quasi sempre saltato ed ignorato dai programmi didattici. Sono pochissimi i giovani studenti delle medie o medie superiori di Frosinone che conosca l’argomento. E allora torna in mente la frase di una delle anziane donne del video documentario “…e la vita…non era legittima“, ovvero la vergogna,  non del violentatore come sarebbe logico ma, al contrario, della vittima. E’ questo rovesciamento del sentimento della vergogna, dal carnefice alla vittima, che è stato deleterio per la diffusione della verità ed il conseguente accertamento delle  responsabilità. E se ancora oggi, il maggio del 44 in ciociaria, non è argomento centrale degli studi dei nostri giovani, vuol dire che ancora risentiamo di quell’ assurdo senso di “vergogna al contrario”, oppure non ci rendiamo conto che solo lo studio della storia e la consapevolezza degli errori passati può aiutarci a non commetterne  altri.

In questa che è la settimana degli eventi contro la violenza sulle donne, alcuni esponenti delle istituzioni hanno espresso l’intento di partire dalle scuole per una sensibilizzazione  su questa tematica purtroppo legata a tanti fatti di cronaca, 128 in tutta Italia le donne vittime nel 2013, ma che riguardano anche la nostra provincia. E cominciamo dalle scuole dunque, cominciamo proprio partendo dalle nostre tristi pagine di storia, incentivandone e promuovendone lo studio e una ricerca diffusa. Certo, vista la tematica cruda e dura, sarà necessario trovare i modi ed i linguaggi giusti per affrontarla con gli adolescenti ma, se un autore come Moravia ed un regista come De Sica, sono riusciti negli anni ’60 a farne un capolavoro del neorealismo, oggi potremmo trovare nuove forme espressive e moderni mezzi di comunicazione per attualizzare ed affrontare in modo adeguato l’argomento al fine di sviluppare una nuova coscienza improntata al vivere civile ed al rispetto delle donne.

Fonti bibliografiche di testo ed immagini :

– F. Carloni – Il corpo di spedizione francese in Italia, 1943-1944 – Milano, Mursia, 2006,

– A. Riccio – Etnografia della memoria, storie e testimonianze del secondo conflitto mondiale nei Monti Aurunci – Roma, Edizioni Kappa, 2008,

– M. Lucioli, D. Sabatini – La ciociara e le altre: il corpo di spedizione francese in Italia: 1943-1944 – Frascati, Tusculum, 1998.

– Vasco Ferretti, Kesselring, Mursia, 2009,

–  Fabio Andriola, Come ti umilio il liberato, articolo su L’Italia settimanale, N° 7 anno III 23 febbraio 1994,   pag.46

– ACS-PCM, Gab 1944-47, n. 10270, f. 19-10, Nota del comando generale dell’Arma dei carabinieri alla presidenza del Consiglio dei ministri dell’Italia liberata.

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Informazioni su Paola D'Arpino

Architetto Laureata alla I Facoltà di ARCHITETTURA "L.Quaroni" dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma nel 2005, V.O. indirizzo STRUTTURALE. Tesi "Progetto di Parco Pubblico Urbano ed Impianti Sportivi nell'area della stazione Prenestina di Roma". ( relatori : prof arch. Lucio Valerio Barbera, prof arch. Fabio Di Carlo). Ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione nel 2006. Svolge l'attività di Architetto libero professionista dal 2007, fondando lo Studio D'Arpino. Ha partecipato a seminari, workshop, master e concorsi di progettazione, tra cui "Master in progettazione di Impianti Sportivi" presso La Sapienza & partners, 2010. Nel 2005 ha preso parte a Firenze alla mostra " Script Terragni Futuro " "Spot on Schools", nel 2006 ha esposto alla mostra "Terragni Futuro" presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Roma. Nel 2011 e 2010 ha curato mostre fotografiche svoltesi nell'ambito della Settimana della Cultura. Nel giugno 2011 ha esposto i suoi progetti alla “Mostra tesi di laurea” – Frosinone “Villa Comunale” – Ordine degli Architetti della Provincia di Frosinone – Dipartimento Cultura L' attività del suo Studio Professionale si svolge nei settori de : Restauro e ristrutturazioni di edifici storici, impianti sportivi, edilizia pubblica e privata, residenziale e commerciale, progettazione e sviluppo di sistemi per la sostenibilità ed in particolare di impianti fotovoltaici . Dal 2012 è iscritta all'Albo dei Consulenti Tecnici di Ufficio (CTU) del Tribunale di Frosinone. Agli aspetti progettuali e alle pratiche del web grafic-visual design, ha sempre unito una costante ricerca bibliografica, teorica e critica, una attenzione particolare all'Arte, allo studio dell'Interazione Città-Uomo-Ambiente e alle connessioni tra comunicazione, aspetti sociali ed ambiti urbani. Ha pubblicato articoli, scritti e progetti, legati anche al suo territorio.E' presidente dell'Associazione Xenia, che da circa 15 anni si occupa di cultura e turismo culturale nella provincia di Frosinone.
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