Le ATMOSFERE della COSTIERA AMALFITANA, AFFETTI e RICORDI, negli AFFRESCHI di FILIPPO BALBI alla SPEZIERIA di TRISULTI


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Ci sono luoghi ed atmosfere che ci rimangono nel cuore più di altri, per anni o anche per tutta la vita, anche se ci allontaniamo da essi, anche se non li vediamo e non li sentiamo più quei colori, riflessi, sfumature, ombre, profumi, volti, gesti, scorci … ce li portiamo dentro, ci seguono ovunque, immagini indelebili impresse nei nostri più vivi ricordi, cosi vivi che tentiamo in tutti i modi di ri-viverli.

Quando poi quei ricordi fluiscono dalla memoria al pennello di un’artista che li trasforma in nuove immagini visibili, non solo dalla sua memoria, ma a tutti, ecco che allora si compie la magia. Vedendo gli affreschi di Filippo Balbi alla Antica Spezieria di Trisulti, sembra di essere risucchiati da una macchina smaterializzante che nell’attimo che varchi la soglia d’ingresso ti aspira, ti trasposta e ti ri-materializza a qualche centinaio di chilometri di distanza, sulla Costiera Amalfitana, dove l’artista ha risieduto per diverso tempo, tra gli agrumeti che si arrampicano nelle rocce, tra i limoni che si affacciano da una recinzione…pare di sentirne il profumo.

E allora incontri quel bimbetto paffutello, scalzo, con gli abiti pieni di toppe, il

vaso di coccio in mano e quello strano cappello in testa, che aiutava l’artista a bottega al Forio d’Ischia,  intravedi anche la bottega alle sue spalle e lo scaffale con le bottiglie.

fanciullo d ischia

Ma “rivivi” anche quel pomeriggio nel boschetto un po lontano dal Vesuvio che si intravede tra le fronde, quando il Balbi incontrò una delle contraddizioni della vita, causate dall’egoismo ed ingordigia degli uomini, si quel pomeriggio che incontrò la Povertà e la Ricchezza, una difronte all’altra, l’una curva, affamata, umile, contorta, l’altra tronfia ed arrogantemente eretta, con la pancia a pallone che sta per esplodere dalle esagerate abbuffate ed il grasso che straborda dai pantaloni. Accanto a loro gli uccelli che li simboleggiano, uno snello trampoliere ed un goffo pellicano con il becco gonfio di pesce.

Alla scena assiste un silenzioso saggio, di spalle,  a quattro zampe,  che prima di andar via volge lo  sguardo perplesso e rassegnato e sembra dire “solo gli uomini sanno essere cosi stupidi”

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Malinconici  ricordi che si alternano a momenti di viva, innocente, pura allegria, come solo i bambini sanno avere. Bimbi paffutelli, che nelle calde giornate napoletane, seminudi, trascorrono le ore  trastullandosi a gonfiar bolle di sapone e suonar tarantelle con flauti e tamburelli.bolle

E dalle immagini della Costiera il Balbi passa alle scene della vita a Trisulti, ai fratelli Certosini che ha conosciuto durante la sua lunga permanenza nella Certosa. Fra Ricciardi è come se lo fotografasse, li nell’angolo della Saletta d’attesa che difronte a te sta varcando la soglia, piccolo di statura,  allegro con il suo sorrisetto seminascosto dalla lunga barba bianca. Il suo braccio è già oltre lo stipite e sembra varcare la soglia del tempo tornando tra noi a nuova vita.

fra ricciardi

A monito dei suoi affreschi il Balbi ci ha lasciato, da “amico” anche un “consiglio”, un saggio consiglio da seguire per non vivere vanamente alla continua ricerca di ciò che venalmente è solo ricchezza materiale. Lui che era un uomo che aveva viaggiato e che aveva conosciuto diversi luoghi ed ambienti, lui che aveva visitato anche ciò che da poco era stato scoperto delle antiche civiltà di Pompei ed Ercolano [sepolte il 24 agosto del 79 d.C. e riscoperte nel 1748], e che sicuramente aveva avuto notizia del ritrovamento nel 1868 del Quadrato Magico trovato nello scavo archeologico tra le rovine dell’antica città romana di Corinium (oggi Cirencester, nel Gloucestershire, in Inghilterra) trovati prima di  quello incompleto rinvenuto nel 1925 durante gli scavi di Pompei , inciso su una colonna della casa di Publio Paquio Proculo, e quello trovato nel novembre del 1936 su una colonna della Palestra Grande sempre a Pompei e che a partire da questi ritrovamenti, il quadrato del Sator viene anche detto latercolo pompeiano. L’artista che tanto aveva conosciuto, visto ed imparato nella sua vita, che aveva conosciuto i Certosini e  le loro particolari arti applicate alla Farmacia ed anche Alchimia, ovvero l’arte di trasformare le cose in mitica ricerca della metamorfosi, vuole trasmetterci la sua esperienza attraverso il monito da lui scritto sull’Erma del Centauro Abante, metà uomo metà cavallo, che Ovidio ricorda nelle sue Metamorfosi. IMG_20150515_112307

Il pilastro su cui poggia l’erma ha incisa la frase palindroma del quadrato magico ovvero : SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, frase “quasi demoniaca” poiche può essere letta sia da sinistra verso destra secondo la normale lettura, sia da destra verso sinistra cioè al contrario, come contro natura. Sul torace del centauro una verde Salamandra che in alchimia è il simbolo della pietra incandescente o zolfo filosofale. Ma in basso, alla base del pilastro il consiglio del nostro amico Balbi : ” Ma il cambiar di natura è impresa troppo dura” ! Questa frase finale molti la legano alla soluzione del SATOR, ma a noi piace pensare che il pittore, tra un sorriso ed una pacca ci dica “lascia stare, non perder tempo in cose inutili che non ti porteranno da nessuna parte, dedica la tua vita alle cose belle, vere ed importanti, agli amici, alle tue passioni, alla contemplazione tra i profumati agrumeti.

FILIPPO BALBI – Biografia

Filippo Balbi nasce a Napoli nel 1806 e muore ad Alatri il 27 settembre 1890.  Gran parte della sua produzione artistica è conservata nella Certosa di Trisulti a Collepardo.  Figlio di uno scultore, compie gli studi nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha come maestro Costanzo Angelini, il quale nel 1840 lo spinge, dopo alcuni lavori a Napoli e ad Ischia, ad approfondire gli studi a Roma nel Pensionato borbonico di Palazzo Farnese: qui consolida la propria formazione di stampo accademico, legata al Purismo. Nel 1844 realizza una pala raffigurante una Madonna della Cintura per il Convento della Madonna della Neve di Frosinone. Le sue posizioni politiche, fortemente conservatrici, ne provocano tuttavia una sostanziale emarginazione negli ambienti artistici della città papale, in particolare durante la Repubblica Romana; perciò il ritorno di Pio IX si rivela per lui molto positivo, grazie al rapporto di amicizia che si instaura con il Papa, il quale gli commissiona lavori per importanti chiese qualiSanta Maria sopra Minerva, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria degli Angeli. A ciò si aggiungono una serie di opere di committenza privata, soprattutto nature morte e soggetti zoomorfi. Particolare menzione merita la famosa Testa anatomica realizzata nel 1854, raffigurante un viso composto da uomini in miniatura, che viene inviata all’Esposizione universale di Parigi del 1855; attualmente l’opera si trova nel Museo di Storia della Medicina de La Sapienza di Roma (una copia è nella farmacia della certosa di Trisulti). L’ultima commissione romana del Balbi è la decorazione della Cappella del Tasso della chiesa di Sant’Onofrio: infatti, persi i favori del pontefice, nei primi mesi del1859 coglie l’opportunità di realizzare molteplici opere per la Certosa di Trisulti, in Ciociaria (dove era già stato chiamato una prima volta nel 1854, per porre rimedio all’umidità che stava danneggiando la volta della chiesa del monastero), per dimorarvi in maniera stabile. Tra le opere realizzate dal Balbi per la Certosa, una Madonna che porge del pane ad un monaco, i grandi quadri della chiesa di San Bartolomeo (tra cui una Strage degli innocenti), numerose lunette, ma soprattutto gli affreschi della Farmacia: è l’artista che più ha contribuito a decorarla, dipingendo anche le etichette dei vasi per le sostanze medicamentose. Inoltre sue sono varie opere a carattere scherzoso, tra cui una raffigurante l’incontro tra due signori raffigurati come vere e propriecaricature. Dopo il 1861, collabora con i fautori di una restaurazione del regno borbonico, ma deve presto arrendersi alla nuova situazione. Nell’agosto del 1863 Balbi si trasferisce dalla Certosa alla vicina Alatri. Importanti personalità gli rimangono ancora vicine a Roma, e con esse conserva rapporti epistolari: tra queste il cardinal Francesco Pentini, per il quale realizza il ritratto nel 1865. Per la chiesa di Santa Maria Maggiore ad Alatri, nel 1869 dipinge una tela che raffigura san Francesco di Paola e il beato Andrea Conti. Ma continua anche a realizzare altre opere per Trisulti: l’ultima, l’Immacolata concezione nella Farmacia, è del 1874; per la Chiesa della Consolazione di Collepardo Balbi esegue un’altra Immacolata Concezione nel 1877. Il Balbi muore ad Alatri il 27 settembre 1890, all’età di 84 anni e lì è sepolto nella cappella dei Padri Scolopi.

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Informazioni su Paola D'Arpino

Architetto Laureata alla I Facoltà di ARCHITETTURA "L.Quaroni" dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma nel 2005, V.O. indirizzo STRUTTURALE. Tesi "Progetto di Parco Pubblico Urbano ed Impianti Sportivi nell'area della stazione Prenestina di Roma". ( relatori : prof arch. Lucio Valerio Barbera, prof arch. Fabio Di Carlo). Ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione nel 2006. Svolge l'attività di Architetto libero professionista dal 2007, fondando lo Studio D'Arpino. Ha partecipato a seminari, workshop, master e concorsi di progettazione, tra cui "Master in progettazione di Impianti Sportivi" presso La Sapienza & partners, 2010. Nel 2005 ha preso parte a Firenze alla mostra " Script Terragni Futuro " "Spot on Schools", nel 2006 ha esposto alla mostra "Terragni Futuro" presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Roma. Nel 2011 e 2010 ha curato mostre fotografiche svoltesi nell'ambito della Settimana della Cultura. Nel giugno 2011 ha esposto i suoi progetti alla “Mostra tesi di laurea” – Frosinone “Villa Comunale” – Ordine degli Architetti della Provincia di Frosinone – Dipartimento Cultura L' attività del suo Studio Professionale si svolge nei settori de : Restauro e ristrutturazioni di edifici storici, impianti sportivi, edilizia pubblica e privata, residenziale e commerciale, progettazione e sviluppo di sistemi per la sostenibilità ed in particolare di impianti fotovoltaici . Dal 2012 è iscritta all'Albo dei Consulenti Tecnici di Ufficio (CTU) del Tribunale di Frosinone. Agli aspetti progettuali e alle pratiche del web grafic-visual design, ha sempre unito una costante ricerca bibliografica, teorica e critica, una attenzione particolare all'Arte, allo studio dell'Interazione Città-Uomo-Ambiente e alle connessioni tra comunicazione, aspetti sociali ed ambiti urbani. Ha pubblicato articoli, scritti e progetti, legati anche al suo territorio.E' presidente dell'Associazione Xenia, che da circa 15 anni si occupa di cultura e turismo culturale nella provincia di Frosinone.
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