LA NATIVITA’ NEL SARCOFAGO DEL IV sec. DI BOVILLE ERNICA. SIMBOLI E MERAVIGLIE NASCOSTE


di PAOLA D’ARPINO*

Sono circa duemila anni che l’uomo ammira, dipinge, rappresenta in varie forme artistiche, il Mistero della Natività di Cristo basandosi sulle fonti dei vangeli degli apostoli o su quelli apocrifi. Nuovi rami della scienza stanno ora sviluppando una serie di inaspettati ed inediti riscontri e verifiche di datazioni che ritrovano nelle “cronologie astrofisiche” date e simboli  finora creduti semplici trasformazioni di acquisizioni e riferimenti a precedenti credenze. Negli studi sull’evento della Nascita rivestono particolare importanza le primissime e rare rappresentazioni artistiche,  poiché storicamente le più vicine ai fatti, quindi più attendibili. Una di queste rappresentazioni, e forse la più bella, si trova a Boville Ernica nella chiesa dedicata al patrono  S. Pietro Ispano.

Nel 1941, in territorio di Boville Ernica, in contrada Sasso, nei pressi di Colle Mausoleo e vicino ai resti di un edificio di epoca romana,  fu ritrovato, ormai interrato dai secoli, un prezioso sarcofago paleocristiano, successivamente studiato e datato dagli storiografi come realizzato a Roma da artista o bottega romana, intorno al III o IV sec.  circa. Questa datazione è quanto mai importante se si pensa che gli imperatori Claudio 41-54 d.c,  Nerone 54-68 d.c, Domiziano 81-96 d.c, Traiano 98-117 d.c., Marco Aurelio 161-180 d.c., Settimio Severo 193-211 d.c., Massimino Trace 235-238 d.c., Decio 249-251 d.c., Valeriano 253-260 d.c, Aureliano 270-275 d.c., e, ultimo e terribile, Diocleziano 284-286 d.c, hanno perseguito e fatto uccidere tutti coloro che si professavano cristiani. Nelle chiese della Ciociaria sono raccolte infatti le spoglie di santi e martiri del periodo imperiale, S. Magno e S. Secondina nella cripta di S. Magno ad Anagni, S. Biagio e Demetrio discepoli di S. Salome a Veroli, S. Ambrogio a Ferentino e tanti altri. I seguaci di questa “nuova” fede erano costretti a fuggire, nascondersi e limitare al minimo indispensabile tutto ciò che rendeva palese il loro credo, comprese le rappresentazioni artistiche che infatti facevano ricorso a simboli non espliciti, ma che solo chi sapeva poteva interpretare. Esempi, ora a noi noti, di questa simbologia sono il pesce, il pane, i rami di vite, l’orante, il buon pastore, tutte rappresentazioni di semplice fattura che troviamo soprattutto sulle pareti delle catacombe e che sono quasi contemporanee o poco antecedenti al nostro sarcofago.

La libertà di culto fu infatti possibile solo a seguito dell’editto  di Milano del 313 d.c., noto come editto di Costatino, un decreto che considerava valida la religione cristiana accanto alle varie forme di paganesimo già esistenti nella popolazione dell’impero. Da quella data il cristianesimo poteva essere quindi professato e divulgato. Anche le rappresentazioni artistiche cristiane poterono avere una maggiore libertà di soggetto, luogo e tipologia. Nel caso del sarcofago di Boville sia la rappresentazione a bassorilievo della “cassa” ovvero della parte inferiore, sia del “fregio” superiore, sono singolari e particolarmente importanti. Proprio l’evidente bellezza del bassorilievo del fronte con storie ispirate al vecchio e nuovo testamento,  fece subito intuire anche agli ignari scopritori, l’importanza dell’oggetto ritrovato che fu fortunatamente trasportato nella locale chiesa di S. Pietro Ispano.  Per decenni fu utilizzato come altare. Dopo gli anni passati nell’ombra discreta delle navate, questa rara e preziosa opera d’arte viene mano a mano riscoperta, analizzata, interpretata, emergendo cosi l’unicità della sua importanza artistica, storica e ora anche documentale viste le nuove scoperte sulla simbologia sacra che compare nelle sue decorazioni scultoree. Il sarcofago ha un fronte scolpito da una grata che simula le due ante di un cancello, l’accesso all’aldilà, la “Porta del Cielo”. Nella parte alta del fronte corre un fregio dove sono narrate due storie contrapposte, due episodi di salvezza, o meglio due triplette di magi,  separate da due “geni” angeli che tengono in mano i lembi di un cartiglio. Un episodio del Vecchio Testamento ed uno del Nuovo, tre fanciulli che si rifiutano di adorare gli idoli pagani perché loro attendono Colui che sarà indicato dalle stelle, e tre giovani maghi astronomi, i Magi che seguendo il Segno trovano il Messia. Le uniche opere note che presentano delle evidenti analogie con il sarcofago di Boville sono riscontrabili in alcuni reperti conservati e custoditi in importanti Musei sparsi nel mondo :

– un frammento di coperchio conservato nel Museo Pio Vaticano di Roma,  (foto b )

– l’attico del coperchio del sarcofago di Adelfia conservato al Museo Archeologico Regionale di Siracusa. (foto c )

– un fronte di sarcofago conservato all “Henry E. Huntington Library and Art Gallery” di S. Marino in California,  (foto d)

– un frammento di coperchio conservato al Museo Nazionale Romano, (foto e)

Nella parte sinistra del fregio del sarcofago Bovillense è istoriata la vicenda dei Tre Fanciulli o Maghi di Babilonia che il re Nabucodonosor manda al rogo (foto a2), soggetto che ritroviamo anche nel frammento di coperchio conservato al Museo Nazionale Romano (foto e). Impostazione analoga, stesse posture, stessi fanciulli oranti e lambiti da alte fiamme, ma diversa la tecnica usata. Mentre nel sarcofago Bovillense le figure sono ad “altorilievo” tanto da apprezzarne le tre dimensioni, i “panneggi” delle vesti sono a pieghe profonde e accurate, la rappresentazione è dettagliata nei gradini per salire sulla fornace e nel disegno dei mattoni di cui sono costituiti i muri della fornace stessa, nel coperchio del museo romano la tecnica usata è quella di un rilievo molto basso, quasi uno “stiacciato”, mancano quasi totalmente la terza dimensione ed il relativo gioco di ombre, le pieghe dei tessuti sono poche e di superficie, la fornace risulta appena scolpita e non dettagliata

Più accentuati sono gli aggetti rispetto al fondo nel sarcofago del museo Californiano (foto d), più movimentato ma ripetitivo anche il panneggio dell’abito della figura a sinistra dell’anta del cancello della Porta del Cielo, ma l’ombra, e quindi il rilievo, si evidenziano con ancora maggior forza nella grata del cancello del sarcofago di Boville (foto a1) che in un più ricercato naturalismo arriva a rappresentare anche la “testa” dei chiodi conficcati nelle assicelle di legno.

Il soggetto rappresentato sul lato destro del “cartiglio” del fregio, è certamente ai nostri giorni più familiare di quello contrapposto sull’altro lato, si tratta infatti di una delle primissime scene di Natività mai realizzate. Le prime manifestazioni artistiche di questo soggetto nell’arte paleocristiana risalgono infatti  al IV secolo, sono riconoscibili in alcuni affreschi delle catacombe e nei rari sarcofagi, appunto i tre di cui trattiamo tra cui il nostro, ove, ispirandosi ai Vangeli di San Luca e San Matteo, artisti primitivi ritrassero il Bambino Gesù riscaldato dal fiato dell’asino e del bue. Mancano ancora la Madonna, San Giuseppe e i pastori introdotti  solo dopo il Concilio di Efeso, nel 431, nel quale fu proclamato il dogma della divina maternità di Maria, così che la natività divenne ufficialmente un tema artistico.

Nel pannello fotografico realizzato per questo articolo, sono visualizzate le primissime ed uniche tre Natività in pietra scolpita conosciute e studiate : nella foto “a” la Natività del Sarcofago di Boville, nelle foto “b” la Natività del frammento di coperchio conservato nel Museo Pio Vaticano di Roma, nella foto “c” la Natività del sarcofago di Adelfia conservato al Museo Archeologico Regionale di Siracusa. Pur nella ovvia corrispondenza della narrazione globale delle tre rappresentazioni tutte assolutamente tratte dai racconti dei Vangeli, ad una più attenta osservazione dei particolari si evidenziano dei dettagli che si differenziano in modo eclatante e netto. Uno di questi è costituito dalla tettoia della capanna. Nel sarcofago di Siracusa (foto c) vediamo che i “ricorsi dei coppi” di copertura sono irregolari e ortogonali all’osservatore, il che presuppone la costruzione del disegno in prospettiva perfettamente frontale. Nel sarcofago di Roma (foto b) e quello di Boville (foto a)  i ricorsi dei coppi presentano delle linee oblique, il che presuppone una visione di lieve “scorcio” comunque non frontale. Ma la differenza più eclatante è la posizione della Stella, diversa in ognuna delle tre Natività. Nel sarcofago di Siracusa (foto c) la Stella è sulla sinistra della capanna, come portata in dono da un re Mago, nel sarcofago di Roma (foto b) la Stella è sul lato sinistro della tettoia vicinissima ai Magi, nel sarcofago di Boville la stella è sul lato destro della tettoia ed il primo dei tre Magi la indica con la mano agli altri due Magi verso cui è voltato come stesse dicendo loro che quello è il Segno, che sono arrivati nel luogo giusto perché segnato dalla stella. Ma mentre nell’affresco delle catacombe di Priscilla l’astro indicato non ha ancora nessuna caratterizzazione o simbolizzazione specifica, sia nella lastra del loculo di Severa, sia in tutti e tre i sarcofagi,  la stella è a sei punte, l’equivalente cristiano della stella di Davide. Con accurato e dettagliato studio1 della simbologia sacra il segno atteso e ben definito della stella è verificato nella presenza astronomica nella mezzanotte del giorno del 25 dicembre, come indicato dall’antica tradizione, riferimento astronomico i cui allineamenti e verifica astrofisica circa la possibile presenza di “nova” “supernova” o “cometa” sono oggetto di ulteriori ricerche in corso che costituiranno una prossima pubblicazione.

Note :

1)   Gli studi in riferimento sono quelli pubblicati nel libro : Il Segno del Messia – L’Enigma Svelato di Teodoro Brescia. Edizioni Nexus 2012.   

*Paola D’Arpino, architetto, ha sempre unito all’attività professionale una costante ricerca bibliografica, teorica e critica, una attenzione particolare all’Arte, allo studio dell’Interazione Città-Uomo-Ambiente e alle connessioni tra comunicazione, aspetti sociali ed ambiti urbani  pubblicando le sue ricerche su varie testate Ha collaborato con Teodoro Brescia nel 2012 a parte della ricerca sul sarcofago di Boville Ernica. E’ presidente da più di dieci anni dell’associazione Xenia Turismo e Cultura. Una sua bibliografia è accessibile al link STUDIO D’ARPINO, Teoria, Ricerca, Pubblicazioni

Bibliografia

Bibliografia

– Il Segno del Messia. L’Enigma Svelato di Teodoro Brescia. Edizioni Nexus 2012.

– Boville Ernica Storia Arte Tradizioni. Passeggiate tematiche. di Paola D’Arpino. Edizioni del Comune di Boville Ernica. 2003

– Il Sarcofago paleocristiano di Boville Ernica di Elisa Canetri.  Edizioni del Comune di Boville Ernica. 2003

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Informazioni su Paola D'Arpino

Architetto Laureata alla I Facoltà di ARCHITETTURA "L.Quaroni" dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma nel 2005, V.O. indirizzo STRUTTURALE. Tesi "Progetto di Parco Pubblico Urbano ed Impianti Sportivi nell'area della stazione Prenestina di Roma". ( relatori : prof arch. Lucio Valerio Barbera, prof arch. Fabio Di Carlo). Ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione nel 2006. Svolge l'attività di Architetto libero professionista dal 2007, fondando lo Studio D'Arpino. Ha partecipato a seminari, workshop, master e concorsi di progettazione, tra cui "Master in progettazione di Impianti Sportivi" presso La Sapienza & partners, 2010. Nel 2005 ha preso parte a Firenze alla mostra " Script Terragni Futuro " "Spot on Schools", nel 2006 ha esposto alla mostra "Terragni Futuro" presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Roma. Nel 2011 e 2010 ha curato mostre fotografiche svoltesi nell'ambito della Settimana della Cultura. Nel giugno 2011 ha esposto i suoi progetti alla “Mostra tesi di laurea” – Frosinone “Villa Comunale” – Ordine degli Architetti della Provincia di Frosinone – Dipartimento Cultura L' attività del suo Studio Professionale si svolge nei settori de : Restauro e ristrutturazioni di edifici storici, impianti sportivi, edilizia pubblica e privata, residenziale e commerciale, progettazione e sviluppo di sistemi per la sostenibilità ed in particolare di impianti fotovoltaici . Dal 2012 è iscritta all'Albo dei Consulenti Tecnici di Ufficio (CTU) del Tribunale di Frosinone. Agli aspetti progettuali e alle pratiche del web grafic-visual design, ha sempre unito una costante ricerca bibliografica, teorica e critica, una attenzione particolare all'Arte, allo studio dell'Interazione Città-Uomo-Ambiente e alle connessioni tra comunicazione, aspetti sociali ed ambiti urbani. Ha pubblicato articoli, scritti e progetti, legati anche al suo territorio.E' presidente dell'Associazione Xenia, che da circa 15 anni si occupa di cultura e turismo culturale nella provincia di Frosinone.
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